Il Lambrusco del Ferrarista

Enzo Ferrari aveva un rapporto unico con la cucina. Amava piatti semplici, curati, appartenenti alla propria regione, al proprio contesto. Ogni giorno si recava personalmente al ristorante Il cavallino per approvare o decidere insieme al gestore il menù, lo stesso che avrebbe gustato insieme a pochi intimi, da lui scelti, nella sala riservata.

 

Il mangiare come rito, come per buona parte degli italiani, una consuetudine che deve rispettare regole e abbinamenti. Ai tortellini, allo zampone, ai formaggi come Parmigiano o Grana si abbina il Lambrusco. Quello stesso vino che molti italiani e degustatori internazionali (è il vino tricolore più esportato all’estero) conoscono come di poco pregio, quello che un emiliano come Ligabue abbinava a pop-corn (come se fosse coca-cola) in una celebre canzone.

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La realtà è ben diversa, il Lambrusco è un vino ricavato da vitigni in origine selvatici (“bruschi“, appunto, che crescevano al margine dei campi), dal bouquet molto profumato, con note di viola e frutti di bosco, generalmente secco, ma ugualmente gradevole, amabile. Esistono quattro varietà ben distinte di Lambrusco: Salamino di Santa Croce, di Sorbara (il più conosciuto), Reggiano e Grasparossa di Castelvetro. Il Lambrusco di Sorbara viene considerato il più pregiato e corposo, realizzato con uve coltivate in pianura, mentre il Grasparossa di Castelvetro è il più aromatico, grazie ai terreni incontrati dai filari nella sua coltivazione di collina.

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Molto antica la coltivazione del Lambrusco, conosciuto già ai tempi dei romani (ne parlano Virgilio, Plinio il vecchio e Varrone), vide l’introduzione della sua particolare bottiglia molto spessa e dal collo allungato nel 1700, quando si cominciò ad utilizzare anche un tappo di sughero fermato con lo spago, allo scopo di far resistere il contenitore alla seconda rifermentazione in bottiglia, quella capace di creare la schiuma ed il corpo frizzante.

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Nonostante il suo successo oltre oceanico che lo definiva “coca-cola italiana“, capace anche di destabilizzarne il rapporto tra qualità e quantità di produzione, influendo negativamente, il Lambrusco prodotto dagli anni novanta ad oggi tiene particolarmente al proprio marchio Doc e vuole presentarsi nella sua veste originale: vino principe della cultura emiliana, unico in grado di abbinarsi ai primi piatti di pasta fatta a mano, secondi di carne e formaggi. Il suo bouquet fiorito, il suo ingresso frizzante con finale pulito, lo rendono protagonista della tavola emiliana, da Parma a Modena.

Proprio per questo al ristorante “Il Cavallino” potrete degustare una bottiglia di Lambrusco con tanto di marchio Ferrari: due tipologie di rosso che trovano una perfetta comunione nella tradizione, nella passione, nell’essere frizzanti. E secchi. Che Enzo Ferrari non ha mai avuto timore di parlare e dare risposte vellutate, non ne aveva nemmeno bisogno, forse.

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E se è la passione a guidare un supporter del Cavallino, nemmeno noi del forum “Il ferrarista” potevamo far mancare una nostra bottiglia, con tanto di etichetta personale. Vi presentiamo il nostro vino, il nostro Lambrusco, frizzante e pulito, con note dolci e corpose come la vita di un ferrarista. Gradevole, ma secco, proprio come noi. Nemmeno noi abbiamo bisogno di risposte vellutate, le nostre parole derivano dalla nostra sincera ed ardente passione.

Lucio Celia
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