Ristorante Cavallino Maranello

ristorante cavallino maranello

“Il Cavallino, ristorante al centro dell’universo Ferrari, ad un passo dalla Scuderia”

In qualsiasi modo ci si avvicini a Maranello, si percepisce nell’aria il mito del Drake, di Ferrari, del cavallino rampante. Metro per metro la strada narra leggende di storie, incontri, delusioni, scommesse, pianti e vittorie sconvolgenti, in ogni edificio si nasconde un pezzo di quella Modena rampante che costruiva sogni in molti settori, dalle macchine alle ceramiche.

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La storia di Enzo Ferrari, della sua scuderia, dei successi e della gloria passa per molti edifici, da quelli storici, come la Casa Natale, oggi museo (Mef), arrivando alle opere più recenti, come la Galleria del vento di Enzo Piano. Il visitatore che voglia davvero respirare l’aria del cavallino rampante, ripercorrerne la storia, ascoltare le parole del Drake scolpite nel tempo, quel turista, amante della rossa, sa che una tappa obbligata è il Ristorante il Cavallino.

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Dove Enzo Ferrari pranzava quotidianamente, dove Enzo Ferrari discuteva di strategie o parlava di attualità, ascoltando la televisione, intrattenendosi con la sua “corte”, nella sua stanza privata.
“Il Commendatore non amava fare colazione da solo, voleva sempre essere contornato dai suoi uomini, dai collaboratori, dai piloti e dagli amici. Ha sempre avuto un tavolo preparato nella saletta del Ristorante Il Cavallino, era una tavolata grande, per almeno 20 persone” ricorda Giovanna Montorsi, che ha vissuto la strana esperienza di conoscere Ferrari esclusivamente a tavola. “Ricordo perfettamente che vi erano delle tendine ed una porta che separava il mondo di Enzo Ferrari da tutti i commensali della sala principale… in quest’ultima mangiavano operai, tecnici, curiosi, e tutti quelli che per quel giorno non erano ammessi alla corte del Drake” ricorda ancora la Montorsi.Il ristorante era sempre la prima meta di Enzo Ferrari, appena arrivato a Maranello. Si fermava, prendeva un caffè e decideva insieme al gestore del ristorante il menù del giorno.

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Per chi veniva chiamato a sedere alla sua tavola, il ritrovo era tassativo, alle 12,30: “Lui si sedeva in mezzo con le spalle al muro e di fronte alla porticina, ascoltava tutti, parlava poco, osservava, dava poco spazio alle polemiche. Il momento doveva essere rilassante e di pura gastronomia” ricorda ancora Giovanna Montorsi. Il Cavallino era il salotto del Drake, la sua reggia, luogo in cui invitare i personaggi famosi, ma soprattutto quelli che a lui piacevano a seconda di stati d’animo e umore. Pirazzini, giornalista, venne a conoscenza di numerosi aneddoti, come dei trascorsi giovanili con Borracchini e Campari, agli esordi di un’avventura sconfinata con pochi mezzi economici disponibili, proprio dietro una piccola porta del ristorante, nella personale sala di Enzo Ferrari dentro al Cavallino.

E se pranzando al Cavallino ci si trova attorniati da riferimenti storici, di corse, piloti e motori, proprio Pirazzini svela come in realtà alla tavola del Drake “si parlasse poco di bielle e pistoni: l’elemento determinante era sempre quello dell’ “eterno femminino” di D’Annunzio, tant’è che per avere accesso alla saletta del Cavallino e alla discussione non erano rari i casi in cui mi recavo a Maranello con qualche bella figliola”. In presenza femminile, racconta il giornalista, Enzo Ferrari diventava particolarmente disinibito e galante, tanto da saper giocare anche a tavola con il consueto charme con il quale sapeva rispondere ai giornalisti in sala stampa, portando la conversazione dove voleva, rispondendo a una pizzicata con una battuta, una risposta immediata o con una polemica di stampo differente.
“Stavamo a tavola da mezzogiorno anche fino alle cinque del pomeriggio. Ferrari durante il pranzo voleva la televisione sempre accesa, a volume piuttosto alto, perchè ci teneva ad essere costantemente informato. (…) Il pranzo a mezzogiorno, tutti i giorni, era proprio un rito al quale Enzo Ferrari mai avrebbe rinunciato. Contrariamente a quanto possano pensare i manager arrembanti per i quali il pranzo sarebbe una perdita di tempo, il Drake era un lavoratore spaventoso…” ricorda Mauro Coppini.
Il Cavallino in origine era una stalla, tramutata nel tempo in una scuola aziendale e successivamente nel ristorante simbolo della passione emiliana per la buona cucina tradizionale. Senza perdere il carattere di “scuola aziendale”. Chiunque si rechi a degustare i piatti tipici emiliani a questi tavoli, può avere l’onore di vedere i piloti e lo staff tecnico pranzare e parlare dei dettagli di un circuito o di una messa a punto di una vettura, ad oggi, forse, in inglese, ai tempi del Drake decisamente in italiano. “Si discuteva poco sulle sue decisioni e anche i vari Parkes, Ickx, Amon dovevano capire al volo. Non si parlava inglese, lui non lo conosceva (o faceva finta di non conoscerlo) e nessuno doveva tradurre” ricorda Montorsi: l’unico rimasto vergine al battesimo della lingua italiana, sembra sia stato Michael Schumacher.
Inizialmente Il Cavallino era gestito da “Athos”, passato alla storia sia per la “biografia” del ristorante scritta una volta in pensione, che per le doti di cuoco ed oratore. Nella medesima tradizione è oggi “Anna” ad accogliere i clienti da tutto il mondo, con ricercatezza in tutti i dettagli, partendo dall’apparecchiatura fino agli abbinamenti enogastronomici.
Gli appassionati del cavallino rampante possono qui degustare la cucina emiliana: aceto balsamico tradizionale, Parmigiano Reggiano, tortellini, tagliatelle, bolliti, gnocco e tigelle da accompagnare ai famosi salumi e formaggi, annaffiando tutto con ottimo lambrusco.

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Una tavola, insomma, allestita secondo i canoni tradizionali impostati dal Drake, con qualche novità, proprio davanti alla scuderia. Ampie sale si sviluppano per arrivare ad ospitare 180 posti, accogliendo anche pranzi di lavoro. Ai trofei si alternano gli schermi che permettono di seguire eventi sportivi, respirando con serenità l’aria di Enzo Ferrari, della sua capacità lungimirante e visionaria, ascoltando le pareti scandire le sue frasi, i suoi aforismi. Mangiando alla tavola del Drake. Tenendo un occhio fisso alla sua porta ed immaginando che si apra…

 

 

Lucio Celia
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