Gilles Villeneuve

Gilles Villeneuve nasce, forse, contemporaneamente al suo mito: fin dai primi passi, infatti, mostrerà quell’estremo coraggio e caparbietà che ne hanno fatto un pilota senza confronti. Non è da tutti voler imparare ad andare in bicicletta senza rotelline, e mantenere la decisione nonostante i frequenti capitomboli, come non tutti vogliono eccellere ed essere i migliori qualsiasi cosa stiano facendo. Il mito nasce con lui, forgiando un carattere senza misure, accompagnando la passione per le auto, nata, probabilmente, nel 1959, quando suo padre acquistò un nuovo furgone della Volkswagen: “Stavamo viaggiando su di una di quelle lunghe e dritte strade di campagna vicino a Berthierville. Era un luminoso e caldo giorno d’estate, intorno non c’era nessuno e così mio padre mi permise di guidare il furgone. Che emozione”. Dopo quell’episodio, innamorato delle quattro ruote, tormentò suo padre perché gli facesse guidare l’auto nuova, e gli venne concesso, pur senza patente, di pilotare un furgoncino quasi da rottamare nei campi limitrofi alla casa, nonché l’auto stessa nel vialetto di accesso all’abitazione. Con le prime pratiche arriva anche il primo incidente: Gilles eseguì di nascosto una copia delle chiavi della macchina, e la spinse in strada, verso un paese vicino, schiacciando l’acceleratore fino a 170 km/h. Purtroppo perse il controllo, accartocciando la macchina contro un palo della luce per poi rincasare a piedi, dopo una lunga camminata di ben otto chilometri. L’epoca delle corse comincia sempre in Canada, quando nei freddi inverni silenziosi spesso rimpianti nostalgicamente, il padre compra al giovanissimo Gilles una motoslitta. I costruttori di motoslitte avevano cominciato ad organizzare alcune competizioni per promuovere i loro prodotti, invitando i dilettanti a competere con i professionisti. Non c’è bisogno di sottolinearlo, Gilles Villeneuve fu subito un vincitore, laureandosi in un breve periodo campione di Quebec, campione mondiale per la categoria 440cc, campione del Canada. Gilles si sposa e diventa padre di famiglia, ben due i bambini, Jaques e Melanie, da crescere con le sole corse di motoslitte, messe però a riposo durante lo scioglimento della neve. Ma decise di fare un passo in più e partecipò alla scuola di JimRussel a Mont Tremblant: l’anno successivo era già in pista per i campionati di Formula Ford del Quebec. Nel breve volgere di pochi anni Gilles si lancia fuori dal suo paese natale, passando alla guida di una monoposto di Formula Atlantic, vincendone, dopo molte peripezie ed una prima vittoria ottenuta in condizioni metereologiche disastrose, il campionato nel 1976, sia canadese che statunitense. Gilles Villeneuve approda molto velocemente alla Formula 1, nel 1977 all’età di 27 anni, con la McLaren, al Gran Premio di Gran Bretagna. Nel corso della stessa stagione sarà il Drake, Enzo Ferrari, a chiamarlo nella sua scuderia, per sostituire negli ultimi due gran premi Lauda. Gilles Villeneuve indossa il colore rosso del cavallino rampante, per non svestirlo mai più, sostenuto proprio dall’intuito di Ferrari (“Lo vidi esordire in Formula 1 con la McLaren a Silverstone nel 1977 e decisi di ingaggiarlo subito, scatenando un plebiscito di critiche”).La prima vittoria arriva nel 1978, proprio in Canada, altre tre nel 1979, anno in cui a precederlo nella classifica finale del mondiale troviamo solamente il suo compagno di squadra, Jody Sheeter. Il numero 27 della rossa diventa leggendario e conquista le masse: il suo modo di guidare intepido, la sua affinità con Ferrari, la sua determinazione ad arrivare primo scolpiranno il suo mito nella storia. Mito e leggenda dovuti in parte anche al tragico epilogo della sua breve carriera. I ferraristi difficilmente dimenticheranno l’8 maggio 1982, in cui il pilota canadese durante un ultimo giro di prove, eseguito per migliorare il tempodi qualifica superiore a quello del “rivale” e compagno di scuderia Pironi, andando a toccare la March di Joken Mass, si staccò da terra con la rossa numero 27 prendendo letteralmente il volo. Gillesvenne sbattuto fuori dell’abitacolo, e colpito da un palo della recinzione, determinando il distacco tra la prima e la seconda vertebra cervicale, lesione mortale. Su di lui, Alain Prost dirà: “Gilles è stato l’ultimo grande pilota. Il resto di noi è solo un gruppo di buoni professionisti”.

 

Lucio Celia
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