Un brand venuto dal cielo, storia di un Cavallino Rampante

La potenza di un marchio passa ai giorni nostri da accurati studi di esperti pubblicitari, da attente analisi sulla percezione dei sensi e sulla capacità di un’immagine di folgorare la memoria delle persone. Il simbolo di Ferrari, invece, prende spunto dal mito e nasce passeggiando tra le leggende. Siamo nel 1923, il 17 giugno per la precisione, a bordo della Alfa Romeo RTLF n°28 la coppia Enzo Ferrari e Giulio Ramponi vince il primo Circuito del Savio, sotto gli occhi del Conte Enrico Baracca e di sua moglie Paolina, genitori del celebre asso dei cieli Francesco Baracca. Tra Ferrari ed il conte nasce stima ed amicizia, ed anche future frequentazioni, specie quando l’Alfa Romeo decide di affidare il concessionario delle proprie auto per l’Emilia Romagna e Marche proprio al Drake. Fu in un incontro successivo la contessa Paolina a dire ad Enzo Ferrari: “metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo, le porterà fortuna. Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori, in cui mi affidano l’emblema. Il cavallino era ed è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena” (cit. Enzo Ferrari Pilota – Corse e vittorie del mago di Maranello).   Francesco Baracca, nato nel 1888, era un cavaliere specializzato assegnato al II Reggimento Cavalleria “Piemonte Reale” di stanza a Roma. Nel 1912 passò all’aviazione, che ancora non era una corpo a se stante, ma facente parte proprio della cavalleria, affascinato da una esercitazione aerea vista nei pressi dell’aeroporto di Roma Centocelle. E’ il 1913 quando Francesco Baracca sorvola la sua cittadina natale, Lugo, salutando con la mano e rombando con il motore. Passano solo tre anni, e nel 1916, durante la prima guerra mondiale, abbatte il quinto aereo,  conquistando il titolo di “asso”, che spettava a chiunque vincesse almeno cinque duelli in volo. Assieme al titolo, alla gloria e agli onori dell’epoca, che si conquista anche grazie a doti realmente cavalleresche (tornando a terra stringeva la mano ai nemici degli equipaggi abbattuti, ed era solito dire: “è all’apparecchio che io miro, non all’uomo“), gli spetta la possibilità di dipingere un simbolo su di una fiancata del proprio velivolo: Francesco Baracca sceglierà il cavallino rampante.   Da dove derivi il cavallino rampante di Baracca non è chiaro, l’origine del simbolo ferrarista si confonde con quella nebbia eterea che caratterizza i miti. Secondo alcuni il cavallo starebbe a raffigurare il reggimento di cavalleria di provenienza (in questo caso sarebbe stato raffigurato di colore rosso, preso per inversione cromatica rispetto a quello del II reggimento Cavalleria “Piemonte Reale”): solo in un secondo momento, in segno di lutto, gli appartenenti alla 91esima squadriglia, la “squadriglia degli Assi”, scelti ad uno ad uno da Baracca stesso, avrebbero dipinto sui propri velivoli un cavallino rampante nero. La casa automobilistica Porsche vorrebbe far derivare dalla stessa origine i due differenti cavalli dei simboli delle due scuderie. Il cavallo presente nel simbolo di Porsche deriva direttamente da quello della città di Stoccarda, mentre Francesco Baracca lo avrebbe ereditato dal quinto equipaggio abbattuto (che, secondo alcuni, sarebbe stato un Aviatik o un Albatros B II tedesco, guidato da un aviatore di Stoccarda). Un’ultima teoria vuole l’insegna del cavallino rampante dovuta al fatto stesso di appartenere ad un corpo di cavalleria e di essere il miglior cavaliere della sua stessa formazione.   Enzo Ferrari non rifiutò certo l’offerta, e tuttavia Alfa Romeo non gli permise immediatamente di usare un proprio simbolo. Il cavallino rampante compare per la prima volta sulle fiancate della Alfa Romeo di scuderia Ferrari solo nel 1932, in occasione della 24 Ore di Spa, in Belgio, dove Enzo Ferrari trovò il successo. Il cavallino era stato già utilizzato dal Drake nella testata della rivista “La scuderia Ferrari” edita fino al 1937, come nelle carte ufficiali della scuderia (carta da lettere e simili). Non ci sono tracce di chi abbia fatto il “restyling” al cavallino originale di Baracca per Enzo Ferrari: nei due simboli ci sono alcune piccole differenze nella posizione delle zampe posteriori, della coda e della criniera.   Nel 1935 il simbolo del cavallino viene inserito in uno scudo e portato da Tazio Nuvolari alla conquista del miglio lanciato il 15 giugno del 1935 sull’autostrada Firenze-Mare.   Otto anni dopo, nel 1943, con lo spostamento della scuderia da Modena a Maranello, il cavallino trova una nuova formulazione più dinamica ad opera di Eligio Gerosa di Milano, trovando maggiore aerodinamicità e andando a cambiare anche il font della scritta “Ferrari”, cancellando i caratteri cubitali ed imitando lo stile di Pirelli. Attualmente Ferrari utilizza lo stesso cavallino del 1943, introdotto definitivamente sulle auto da corsa, andando così a distinguerle dalle vetture “clienti”, il 16 marzo 1952, per il Gran Premio di Siracusa, con la sola differenza della cornice in cui è inscritto: scudetto per la divisione sportiva (con le lettere S ed F, Scuderia Ferrari), e targa rettangolare per Ferrari Auto Produzione.

“Il nome della Ferrari è il più potente brand del mondo.
È riconoscibile in tutto il mondo anche dove non ci sono le strade.
Nel suo paese natale e tra i suoi molti ammiratori in tutto il mondo
la Ferrari ispira molto più della lealtà al brand,
più di un culto e una devozione quasi religiosa“
Brand Finance, 2014

 

Lucio Celia
©Riproduzione Riservata

4 Comments

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